Il sorpasso lo aspettavano tutti, ma ieri abbiamo avuto l’ufficialità: il Prodotto interno lordo cinese ha superato quello dell’Italia. Addirittura si ritiene che esso sia de facto superiore anche a quello inglese e a quello francese. Solo Stati Uniti, Giappone e Germania rimangono davanti al colosso giallo. Ma fino a quando? Tutti gli analisti non vedono una crisi cinese dietro l’angolo. Il PIL cresce del 9% l’anno, anche se le fasce più basse della popolazione cinese stentano sempre di più, come dimostrano i dati negativi per l’agricoltura e la pesca cinese.
Il regime comunista di Pechino durerà fin quando ci saranno questi tassi di crescita, che celano almeno per il momento i grandi problemi della Cina. Arriverà il momento – che coinciderà con la prima crisi – in cui le masse contadine si ribelleranno e la classe media richiederà più potere. E allora anche la Cina dovrà iniziare a parlare di democrazia e diritti.
Per il momento l’Italia deve resistere e accettare la sfida cinese. Non dobbiamo chiuderci o cercare protezioni statali, ma puntare sul made in Italy e sui prodotti di qualità. Investire in ricerca e innovazione non deve essere uno slogan, ma la stella cometa da seguire per la politica e soprattutto per le imprese. Gli imprenditori italiani devono aggredire il mercato cinese, invece di rifugiarsi nei settori protetti o monopolistici dell’economia italiana. Dobbiamo inoltre aprire l’Italia agli investimenti "stranieri", non chiuderci. Questo non vuol dire che dobbiamo copiare il "modello Wimbledon" – non funzionale alla nostra Nazione, a mio avviso – ma individuare una strada nuova per primeggiare sulla scena internazionale. Primeggiare, non solo competere.
E per primeggiare, dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani.
Sulla Cina, bel post di Giuseppe Lucariello!
VIVA L’ITALIA








